Introduzione a REALISMO CRITICO

  1.          Il problema di fondo della filosofia della modernità sta nel fatto che Kant, con la Critica della ragion pura, ha distrutto la metafisica, dimostrando l’indimostrabilità dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.
  2.          Davanti a un problema di questa portata, dopo più di duecento anni è inutile e controproducente fare come gli struzzi, quando nascondono la testa sotto la sabbia, come se Kant non avesse detto nulla. È ora di affrontare una buona volta queste difficoltà a viso aperto e di entrare nel merito delle questioni aperte da Kant, per vedere quale soluzione alternativa se ne possa trarre.
  3.          In tal modo infatti egli ha finito per distruggere anche l’etica, lasciandola senza una base razionale alternativa e senza un movente alternativo. Senza la speranza dell’aldilà, anche una volta che si sia data una risposta alla domanda “che cosa devo fare?”, resta senza risposta la domanda “ma chi me lo fa fare”?
  4.          Kant nelle opere successive ha tentato di porre rimedio al problema, con un’etica dell’“imperativo categorico”. Ma invece di risolverlo ha finito per aggravarlo, perché il tentativo non ha retto, e se lo analizziamo con attenzione, non avrebbe neanche potuto reggere.
  5.          Come vedremo, infatti, l’impostazione della Fondazione della metafisica dei costumi per vari aspetti è insufficiente; la Critica della ragion pratica e la Critica del giudizio sono contraddittorie rispetto allo stesso modo di procedere con cui Kant aveva distrutto la metafisica; e molte delle applicazioni pratiche che egli ne andava poi a trarre nella Metafisica dei costumi sono insostenibili.
  6.          Nello stesso tempo, in campo estetico Kant ha aperto le porte al soggettivismo, per cui ciascuno potrebbe darsi i parametri di valutazione che desidera; allo scetticismo, per cui non saremmo in grado di darci alcun presupposto valido; e al relativismo, per cui sarebbe indifferente assumere un presupposto piuttosto che l’altro. Questi tre “–ismi”, in mancanza di un valido fondamento razionale alternativo, hanno finito per avere campo libero anche nell’etica.
  7.          Da allora infatti la riflessione filosofica in campo etico non ha ritrovato un fondamento e una coerenza razionale, ed è rimasta abbandonata all’istinto di ciascuno, in quella che, utilizzando la terminologia della mistica di san Giovanni della Croce, si può denominare come la “notte oscura” dell’etica dopo Kant.
  8.          Da un lato, si assiste all’atteggiamento di chi si arrende piagnucolando, davanti a quello che è stato denominato in vario modo come soggettivismo, scetticismo, relativismo, nichilismo, pensiero debole, postmoderno, comunque lo si preferisca qualificare.
  9.          Oppure, all’opposto, si assiste all’atteggiamento di chi tenta di aggrapparsi a forme di dogmatismo, ossia a principi assunti come indiscutibili, ma non fondati su alcuna verità rivelata, o resta confinato in un ambito religioso non supportato da un fondamento razionale alternativo.
  10.       Mentre nel frattempo c’è chi sa sin troppo bene in quale direzione sta conducendo l’umanità, approfittando dell’analfabetismo economico e finanziario della stragrande maggioranza delle persone.
  11.       Il risultato di tutto ciò sono i tre problemi principali aperti oggi nella filosofia: l’apparente chiusura alla trascendenza (materialismo), l’apparente mancanza di valori e di punti di riferimento (nichilismo), e le diseguaglianze patrimoniali crescenti (liberismo economico), in cui si esalta l’avidità di denaro come unico valore che meriterebbe di essere perseguito.
  12.       Il terzo di questi problemi, quello del liberismo, detto anche neo-liberismo, fondamentalismo di mercato, capitalismo radicale, teologia economica dominante, o comunque lo si preferisca qualificare, a sua volta ha potuto attecchire sul terreno malfermo del materialismo e del nichilismo, come già poche decine di anni prima vi avevano potuto attecchire il nazismo e lo stalinismo.
  13.       Si può dunque individuare un doppio ordine di problemi: in primo luogo, il problema dell’apparente chiusura alla trascendenza da un lato e dell’apparente mancanza di valori e di punti di riferimento dall’altro.
  14.       In secondo luogo, il problema di ciò che vi ha attecchito e vi può attecchire sopra: attualmente, il liberismo economico.
  15.       A questo riguardo, c’è chi rileva acutamente che ciò che manca oggi è una filosofia economica. In effetti, non si può scrivere con sufficiente chiarezza la storia economica degli ultimi cinquant’anni finché non se ne siano individuati con altrettanta chiarezza i “fondamenti teoretici”, e dunque le forze in gioco.
  16.       Ma a monte manca una filosofia economica: o meglio, nel XX secolo degli economisti si sono messi a fare i filosofi, approfittando della mancanza di una filosofia economica, mentre i filosofi si occupavano, e francamente continuano tuttora ad occuparsi, di tutt’altro.
  17.       Eppure, lasciare i governi in mano solo a imprenditori fortunati ed esperti di economia, o a loro collaboratori, è come lasciare la risoluzione dei rapporti internazionali in mano solo a generali ed esperti di strategia militare: ragioneranno con gli strumenti della loro arte, se così la si può chiamare.
  18.       In un contesto di questo genere, perché un filosofo non si occupa attivamente di politica? E perché un politico non si occupa nello stesso tempo di filosofia? È un problema filosofico antico, che si era posto già Platone, più di 2.400 anni fa.
  19.       Propongo di superarlo, rilevando che la filosofia analizza i valori di fondo, cui le scelte politiche si ispirano.
  20.       Così come nel ragionamento filosofico, a differenza che nel ragionamento giuridico, non si tratta di valutare delle testimonianze o delle argomentazioni egualmente sostenibili e di preferire l’una o l’altra: il ragionamento filosofico è molto più rigoroso, e al rigore argomentativo non si sfugge.
  21.       Allo stesso modo, è ora che la filosofia analizzi i valori di fondo cui anche le scelte e le teorie economiche si ispirano.
  22.       Come dunque la filosofia della politica analizza i valori sottesi alle dottrine e scelte politiche e i loro effetti, così ai nostri giorni manca una filosofia economica, che analizzi i valori sottesi alle dottrine e scelte economiche e i loro effetti. È una delle più gravi urgenze intellettuali del nostro tempo.
  23.       Direi anzi che in un futuro non troppo lontano le università dovrebbero istituire dei veri e propri insegnamenti di filosofia economica. Ad esempio, nei corsi di laurea in filosofia, giurisprudenza, economia e scienze politiche.
  24.       Nelle pubblicazioni precedenti ho parlato di Fondamenti teoretici della “crisi” (2015). Perché? Perché quello che è accaduto nel XX secolo, nel bene e nel male, compreso Hitler, affonda le sue radici nella filosofia: la filosofia di Hegel, Marx e Nietzsche. Ma allo stesso modo, anche ciò che sta accadendo attorno a noi ai nostri giorni affonda le proprie radici nel pensiero filosofico: il problema è, innanzi tutto, filosofico.
  25.       E perché ho parlato di Rileggere la modernità (2016-17-18)? Perché negli scritti dei filosofi di quella che siamo soliti denominare come modernità, da Cartesio in poi, c’è molto di più e di diverso rispetto a quanto viene comunemente fatto dire loro, come ho documentato con numerose citazioni dei testi degli autori.
  26.       Se si ha la pazienza di “ri-leggere” la modernità, ossia i testi di prima mano dei filosofi della modernità, se ne può trarre la soluzione dell’apparente chiusura alla trascendenza e dell’apparente mancanza di valori e di punti di riferimento, e si toglie il terreno sotto i piedi agli “–ismi” che vi hanno attecchito, e a quelli che anche in futuro vi potrebbero attecchire: dai nazionalismi, al razzismo, a chissà che altro.
  27.       Il metodo che ho applicato ai testi dei filosofi della modernità e del liberismo è un’estensione del metodo del “tanto-quanto”, suggerito da sant’Ignazio di Loyola nell’ambito della spiritualità, e consiste nell’individuare senza pietà, anche nel pensiero dei filosofi, “tanto-quanto” possa essere utile e “tanto-quanto” possa essere pericoloso, in modo da discernere le intuizioni brillanti di ciascuno e da smontarne gli argomenti dannosi, o pericolosi.
  28.       Nell’Introduzione ai fondamenti teoretici della “crisi” e a Rileggere la modernità (2018), dedicata a mia moglie Sara, senza la quale la mia filosofia non esisterebbe, ho proposto inoltre una “mappa del sito” delle pubblicazioni precedenti, articolata in forma di quarantacinque domande impertinenti e relative risposte.
  29.       Questo libro nasce da un’idea brillante che mi ha suggerito Massimo Cacciari, di realizzare una “riduzione” entro un volume di dimensioni abbordabili non tanto dei commenti ai testi dei filosofi che ho proposto nelle pubblicazioni precedenti, ma piuttosto del “sistema” filosofico sottostante a tali commenti, e dunque una sintesi ragionata e uno sviluppo della possibilità di un ripensamento radicale del pensiero della modernità, sul piano teoretico, etico e anche economico.
  30.       Sempre entrando a gamba tesa nel dibattito filosofico e nel non-dibattito economico del nostro tempo, e questa volta procedendo non autore per autore, ma per temi: dall’apparente chiusura alla trascendenza alla possibilità della trascendenza, contro il materialismo. Dall’apparente mancanza di valori e di punti di riferimento alla possibilità della cooperazione e della pace, contro il nichilismo. E dall’avidità di denaro elevata a unico valore che meriterebbe di essere perseguito alla possibilità di minori diseguaglianze, contro il liberismo economico.
  31.       Ovviamente nelle pubblicazioni precedenti, alle quali rimando anche per i riferimenti bibliografici, ho trattato anche di molti altri aspetti, come il diritto naturale, l’interpretazione dei testi e l’educazione dei giovani in Locke; o come i saggi politici, etici ed economici di Hume; o come molti altri aspetti della filosofia di Kant, Hegel, Marx, Nietzsche, Russell, Heidegger, Popper, Jonas, Rawls, Chomsky e molti altri, che non vi sarebbe lo spazio per riprendere qui.
  32.       Il titolo di questo libro, Realismo critico, esprime la cifra di fondo della mia filosofia, che spiego nel relativo paragrafo, e consiste nel rilevare che è la realtà a confutare le nostre teorie e le nostre fantasie.
  33.       L’inizio del sottotitolo, una filosofia per tutti, a chi conosce bene la filosofia può ricordare il sottotitolo di un libro di Nietzsche: un libro per tutti e per nessuno. Con la differenza però che sono assai distante dalla filosofia di Nietzsche, pur nell’ammirazione per gli spunti geniali che contiene, e che il “realismo critico” non è per tutti e per nessuno, ma è per tutti e per ciascuno, nessuno escluso.
  34.       Dove Nietzsche aveva ragione era quando già a ventotto anni rilevava che nell’essenza del filosofo rientra il percorrere la strada, in definitiva, da solo, quando si addentra in un terreno che non è stato ancora esplorato da altri.
  35.       Ma non per questo si può pretendere che un singolo filosofo, fosse anche Kant o Platone, possa risolvere ogni problema filosofico e percorrere l’intera strada da solo. Ciascuno non può compiere che qualche passo in più, e dare soltanto il proprio contributo al progresso della riflessione razionale.
  36.       Il resto del sottotitolo è contro il materialismo, il nichilismo, il liberismo economico. Una filosofia infatti ben può essere contro, perché c’è un tempo per costruire, ma c’è anche un tempo per distruggere (Qo 3,3). E prima di ri-costruire bisogna pur distruggere e confutare quello che non regge a una severa analisi argomentativa.
  37.       Anche se è più facile distruggere che costruire: autori come Kant, o come Marx, come vedremo, sono stati grandiosi nella loro analisi critica dell’esistente, ma non sono stati altrettanto grandiosi nelle loro proposte alternative. E d’altra parte è sterile arrestarsi all’analisi, senza formulare delle proposte alternative.
  38.       Una difficoltà particolare che ho cercato di affrontare e superare, infine, sta nell’impiegare un linguaggio tecnicamente appropriato nei temi sia filosofici, sia giuridici, sia economici, che si intrecciano tra loro, ma che nello stesso tempo cerchi di risultare accessibile e di lettura agevole a chi sia digiuno di tutti, o anche soltanto di alcuni di tali argomenti.
  39.       Oltre che a Cacciari, un ringraziamento particolare per l’incoraggiamento che mi hanno dato va anche a Remo Bodei, che ha avuto la gentilezza di scrivermi di essere del tutto d’accordo sulla necessità che si pensi a una filosofia economica.
  40.       A Noam Chomsky, senza tante possibilità di dubbio il più grande filosofo vivente e uno dei grandi dell’intera storia del pensiero, che mi ha scritto: le parti dei tuoi libri che sono riuscito a esaminare con una certa cura, e in particolare quelle sulla mia filosofia, sono impressionanti, e che le questioni che propongo su liberismo, marxismo e alternative a entrambi sono affascinanti e schiaccianti.
  41.       Chomsky inoltre, a proposito del fatto che ai nostri giorni manca una filosofia economica, mi ha scritto di trovarsi perfettamente d’accordo sul fatto che per le università sarebbe un bene insegnare in profondità una filosofia economica, in modo da provocare una comprensione più ampia e profonda di questi argomenti di base, invece di limitarsi a insegnare una tecnica economica per specialisti. Anche se,ovviamente, vi sono degli interessi precisi che militano in senso contrario.
  42.       Un ringraziamento va anche a Philippe van Parijs, che mi ha scritto che vado nella stessa direzione delle sue pubblicazioni, e persino in modo più completo.
  43.       A Gianni Vattimo, che mi ha scritto che scrivere di filosofia in questo periodo storico credo sia importante come respirare perché è quasi come se mancasse il respiro a queste nostre comunità.
  44.       E a Salvatore Veca, che mi ha scritto che il mio contributo concerne temi e questioni da tempo al centro del suo interesse di ricerca filosofica, e a proposito del tipo di realismo che propongo, che abbiamo instaurato un confronto delle idee affascinante e fruttuoso.